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Un passaggio per la Via Francigena

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La struttura è una casa colonica anticamente utilizzata come stazione di cambio di cavalli nei pressi della via Francigena fra San Gimignano e Monteriggioni.

Questo tappa è considerata una delle più belle della Via Francigena: parte da San Gimignano, la Manhattan del medioevo per le sue torri, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, e arriva fino a Monteriggioni. Noi però la percorriamo fino a Badia a Conèo e da qui deviamo verso Colle Val d’Elsa, la città divisa in due, Colle Alta e Colle Bassa, che ha dato i natali a Arnolfo di Cambio.

Itinerario: si esce da Porta San Giovanni a San Gimignano e dopo un breve tratto su via dei Fossi si scende a sinistra per delle scalette che ci portano in via Vecchia, per deviare ancora a sinistra in via Baccanella e arrivare ad una grande rotatoria. Si attraversa e si inizia a percorrere un tratto di asfalto in direzione di Santa Lucia.

Dopo circa 2 km, superato il campo sportivo, troviamo a destra la deviazione che immette nel tratto sterrato: da qui in poi l’itinerario è perfettamente segnato con i segnavia della Francigena.

Si devono fare tre guadi: Borro degli Imbotroni, Botro dei Bagni e torrente Foci, abbastanza facili, ma in caso di forti piogge nei giorni precedenti è meglio premunirsi di sacchetti di plastica per fasciare i piedi. O ci si toglie gli scarponi. Poco prima di arrivare alla strada asfaltata per Campiglia, in prossimità di una vecchia centrale a biogas, si devia a destra per vedere la bella “Laguna blu”, come la chiamano i colligiani. Sono due cascate, la prima delle quali è originata dalla gora del vecchio mulino (ruderi ancora visibili), che creano una piccola laguna nascosta tra gli alberi, tra le rocce scavate dalla forza dell’acqua. Si ritorna sul percorso e si prosegue fino alla bella Abbazia di Santa Maria Assunta a Conèo, che purtroppo è quasi sempre chiusa. Merita però vedere anche solo l’esterno, con le sue belle e severe forme romaniche.

Da qui torniamo indietro sulla strada asfaltata, la percorriamo per circa 500 metri e deviamo a sinistra sulla sterrata che ci porta a Campiglia. Nella piazza giriamo a sinistra e poi subito a destra, proseguiamo per circa 1,5 km e poi giriamo sulla destra fino ad arrivare al cimitero di Colle. Qui arrivati prendiamo la strada asfaltata principale verso Le Grazie, e sempre seguendo questa arriviamo a Porta Nova. Si potrebbe anche evitare l’asfalto, ma il giro risulta tortuoso e dispersivo.

Informazioni utili: il sito ufficiale della Via Francigena con questa tappa, il sito ufficiale della Pro Loco di San Gimignano, e quello di Colle Val d’Elsa.

Su Google Maps è possibile vedere tutta la traccia su mappa satellitare e sotto è possibile scaricare la mappa cartacea su base OSM e la traccia Gps per il navigatore.

A spasso per il parco fluviale del Sentierelsa

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Il percorso di questo itinerario, detto Sentierelsa, inizia a Gracciano, a sud dell’abitato di Colle di Val d’Elsa, dal ponte di San Marziale e corre a fianco al letto del fiume per 2 km fino ad arrivare alla località di San Giorgio.

L’entrata è situata alla sinistra, allontanandosi da Colle di Val d’Elsa, del ponte di San Marziale.

Qui si trovano subito, visibili anche dalla passerella pedonale del ponte stesso, la Steccaia ed il Callone Reale, due importanti opere di ingegneria idraulica, di grande importanza per la città in quanto sin dall’epoca medioevale venivano utilizzate per incanalare parte dell’acqua del fiume Elsa. L’acqua poteva così essere sfruttata per l’irrigazione, come forza motrice prima per i mulini, poi per le cartiere e le ferriere e per usi industriali diversi.

In particolare La Steccaia serve a trattenere e deviare in parte l’acqua del fiume Elsa, grazie ad un sistema di tavole mobili da inserire in blocchi di pietra a formare uno sbarramento al libero scorrimento dell’acqua, mentre il Callone Reale è una saracinesca che regola la quantità di afflusso dell’acqua nel canale che scorre verso la città e che viene detto gora.

Dopo 200 metri troviamo la cascata del Diborrato, in passato luogo balneare per i colligiani. Per i residenti questo luogo è conosciuto come il Tonfo del Carrarmato: il fiume compie un salto di circa 15 metri. Ai suoi piedi, nella Seconda Guerra Mondiale, la leggenda narra che vi sia caduto un carro armato e che, a causa della profondità del fiume in quel punto, non sia mai stato possibile recuperarlo. Proprio qui i giovani colligiani degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso erano soliti dimostrare il loro coraggio (o incoscienza) tuffandosi dall’alto nell’acqua azzurra sottostante.

Scendendo lungo il percorso, situate sotto la cascata, troviamo le Grotte dell’Orso, così chiamate perché hanno una vaga somiglianza con la figura di un orso.

Il sentiero si allontana dal fiume per un tratto di 100 metri, per poi ricongiungersi con questo nella zona dove è presente un enorme masso piatto. Arriviamo quindi presso le Gore Rotte, dove è situata un’altra entrata al parco, con alcuni piccoli ponti e passerelle in stile tibetano.

Il percorso continua ancora per circa 1 km per arrivare alla località di San Giorgio dove è stato costruito un attraversamento del fiume. Sotto questa zona si trovano la Conchina, il Masso Bianco, la Nicchia e la Spianata dei Falchi, chiamati in altri termini come “il mare di Colle”.

San Gimignano 1300

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Visita San Gimignano e con essa cogli l’occasione per visitare il museo di San Gimignano 1300. In questo museo (ma la definizione gli va stretta) è possibile ammirare una grande e dettagliatissima ricostruzione in miniatura della San Gimignano medievale, come appariva all’epoca del suo massimo splendore.

Dal centro di San Gimignano ci incamminiamo su via San Giovanni: l’entrata di questa esposizione privata non ha una insegna immediatamente visibile: è un portone aperto con un manifesto verticale che invita all’entrata gratuita.

Davanti a noi si presenta così San Gimignano, un po’ come avrebbe potuto apparire attorno al 1300 ad un viandante che l’avesse avvistata da una collina circostante. La città, al massimo del suo sviluppo con tutte le sue 72 torri (anche se era detta “città dalle 100 torri” o “città dalle belle torri“), era imponente e trasmetteva un senso di forza e indipendenza: un punto di riferimento per la Toscana di allora.

L’essere situata lungo la Via Francigena le aveva permesso di prosperare e divenire un importante centro commerciale, crescendo fino a contare 12.000 abitanti (oggi sono 3.000).

E’ stata eseguita interamente in ceramica decorata a freddo con pigmenti naturali, utilizzando più di 1 tonnellata di argille delle vicine cave di Montelupo.

Ha richiesto un intenso lavoro di ricerca tecnica, storica ed architettonica e 20.000 ore di lavorazione.